Categoria: Permessi – Aspettative – Congedi

Interruzione della gravidanza – Computo del periodo di assenza – Intervenuto licenziamento

Interruzione della gravidanza alla 18° settimana – Computo del periodo di astensione come malattia – Esistenza della gravidanza solo se l’evento è successivo ai 180 giorni dall’inizio della gestazione – Compatibilità della disciplina, di cui all’art. 12, D.P.R. n. 1026/1976, con la legislazione europea – Sussiste – Licenziamento disposto nei confronti della lavoratrice – Discriminatorietà – Non sussiste.

L’interruzione della gravidanza alla 18° settimana, giusto il disposto dell’art. 12, D.P.R. 25 novembre 1976, n. 1026, deve essere considerata malattia. Detta normativa, che non contrasta con la legislazione europea in materia, considera parto solo quello intervenuto oltre i 180 giorni dall’inizio della gestazione e definisce malattia l’interruzione della gravidanza avvenuta in tempo anteriore (v. Cass. n. 1532 del 1993).

Il licenziamento intimato ad una lavoratrice che si trovi nella consizione suddetta (interruzione delle gravidanza antecedente al 180° giorno dall’inizio della gestazione) non è da considerarisi motivato dallo stato di gravidanza dato che la scelta del legislatore di stabilire un dies a quo di definizione dello stato di gravidanza appare ragionevole anche in considerazione del fatto che lo stato di malattia, che connota lo stato di gravidanza fino al 180° giorno, non è immune dalle tutele fissate dall’art. 2110 c.c.

Trib Prato, 17 novembre 2011, n. 207, Est. dott. Barracca

Congedo di paternità – Astensione antecedente al parto

Congedo di paternità – Diritto dell’astensione dal lavoro per il periodo antecedente al parto – Non sussiste

Il congedo di paternità non può essere riconosciuto per il periodo precedente al parto, e ciò nonostante l’accertata  grave infermità  in cui versa la gestante.

Nel periodo precedente al parto, infatti, il padre non può svolgere alcuna attività di assistenza al nascituro (non ancora neonato) e, pertanto, prima dell’evento parto egli può svolgere solo attività di assistenza alla salute della gestante, attività, questa, che è il bene la cui tutela è affidata a tutt’una serie di istituti di assistenza diretta od indiretta che prescindono dalla condizione di futura madre, non ultime le varie ipotesi di congedo che l’ordinamento o la contrattazione collettiva prevedono per il lavoratore che debba prestare assistenza alla famiglia.

Corte di Appello di Firenze, 22/09/2009 Est. G. Schiavone

Corte di Appello di Firenze, 22.09.2011

Permessi ex art. 33 L. 104/92 – Legittimazione passiva INPS

Diritto della previdenza sociale – prestazioni varie – permessi ex art. 33 L. 104/92 – legittimazione sostanziale e processuale del rapporto obbligatorio – individuazione – criteri –

Nel giudizio avente ad oggetto il riconoscimento del diritto a fruire dei permessi previsti dall’art. 33 L. 104/92 in favore di genitori di bambini portatori di handicap grave, la legittimazione passiva spetta all’INPS, riferendosi la domanda ad un provvedimento dell’Ente previdenziale che si sostanzia nell’autorizzazione preventiva al datore di lavoro (o nel suo diniego) a compensare le somme eventualmente corrisposte a tale titolo con i contributi obbligatori dovuti all’INPS, a carico del quale è posto l’onere finanziario del beneficio.

Sussiste, perciò, la legittimazione passiva dell’INPS in relazione alla pretesa del soggetto interessato al riconoscimento del diritto allorché – come nella specie – la domanda concerne il diniego di tale autorizzazione preventiva.(Conf. Cass. 25.2.2010 n° 4623)

Trib. Arezzo  – Est. De Renzis – sent. n. 304 del 26.7.2010

Permessi studio – Durata del corso di studi universitario – Comparto scuola

Permessi studio – Contratto integrativo comparto scuola – Diritto alla fruzione per il periodo corrispondente alla durata del corso di laurea – Sussiste

In materia di fruiszione dei permessi studio, il contratto collettivo integrativo regionale del 11/7/08 del comparto scuola detta quale ulteriore regola quella secondo cui il diritto alla concessione dei permessi retribuiti per finalità di studio permane solo per la durata legale del corso universitario seguito dal dipendente. Questa regola ha la finalità di meglio contemperare l’esigenza di studio del singolo insegnante con l’esigenza del buon andamento del servizio ”istruzione pubblica” e con l’interesse degli allievi della scuola alla continuità didattica. A tal fine il diritto ai permessi retribuiti prevale sugli altri interessi giuridicamente rilevanti esclusivamente per il tempo di durata legale del corso universitario seguito dall’insegnante-studente.

Trib. Firenze, 14 dicembre 2010, Est. Rizzo.