Categoria: Diritto Processuale

ordinanza di separazione di cause nella quale si rigetta eccezione di inammissibilità – contenuto sostanziale di sentenza – ammissibilità dell’appello – introduzione con rito ordinario di controversia da trattare con rito Fornero – Inammissibilità del ricorso – Non sussiste – Mutamento del rito in Rito Fornero – Necessità

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L’ordinanza che, separando le cause e disponendo il mutamento del rito per la domanda relativa all’illegittimità del recesso sanzionabile ai sensi dell’art. 18 L. 300/1970, respinge la richiesta di pronunzia di inammissibilità della domanda perchè non introdotta con Rito Fornero ha contenuto sostanziale di sentenza e può essere impugnata mediante appello.

In caso di introduzione con rito ordinario di giudizio da trattare con Rito Fornero, la domanda non è inammissibile ma il Giudice, applicando il principio di conservazione del processo, deve mutare il rito e proseguire il Giudizio con Rito Fornero

Corte D’Appello di Firenze, Sent. 5.12.2017 n. 1236/2017 – Est. Nisticò

 

Socio di cooperativa – Impugnazione distinta dell’esclusione dalla società e del conseguente licenziamento – competenza funzionale, comunque, del giudice del lavoro – esclusione dalla società per motivi disciplinari insussistenti – cooperativa con requisiti dimensionali sufficienti all’applicazione della ‘tutela reale’ – natura disciplinare anche del connesso licenziamento ed applicazione dell’art. 18 l. 300/1970 con obbligo di reintegrazione per insussistenza del fatto

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Qualora il rapporto di lavoro del socio lavoratore di cooperativa venga risolto per motivi riguardanti la violazione degli obblighi statutari, l’impugnativa della delibera e del concorrente atto di licenziamento configura un’ipotesi di connessione di cause, aventi ad oggetto il rapporto mutualistico e quello lavorativo, anche allorchè i provvedimenti siano stati impugnati con differenti ricorsi che sono tuttavia tra loro posti in rapporto di pregiudizialità (dipendendo la legittimità del licenziamento dalla legittimità o meno dell’esclusione) sicché, in tale caso, in forza dell’art. 40, terzo comma, cod. proc. civ., è comunque competente il giudice del lavoro davanti al quale le cause devono essere rimesse e riunite.

La declaratoria di incompetenza del Tribunale ordinario in favore del Tribunale delle Imprese (non istituito presso il Tribunale remittente) non impedisce al Tribunale delle Imprese di rimettere la causa al Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro, anche presso la stessa sede del Tribunale già in precedenza remittente, trattandosi, nella fattispecie, di remissione a TERZO giudice rispetto a quello ordinario già remittente

Tribunale di Firenze, Sezione Specializzata delle Imprese, Ordinanza 29.6.2016 Est.: Primavera

Ove siano impugnati tanto la delibera di esclusione dalla società cooperativa quanto il conseguente licenziamento, la declaratoria di illegittimità dell’esclusione e la conseguente declaratoria di illegittimità del licenziamento comportano l’applicazione dell’art. 18 L. 300/1970 – ove la società abbia i requisiti per l’applicazione della tutela reale – pur trattandosi di società cooperativa.

Ove la illegittima esclusione del socio lavoratore attenga l’insussistenza di motivi di natura disciplinare deve essere applicato l’art. 18 quarto comma L. 300/1970 laddove stabilisce la sanzione qualora non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro per insussistenza del fatto contestato, e quindi va disposta la reintegra del lavoratore e il risarcimento del danno in misura non superiore a 12 mensilità.

Tribunale di Prato, Sentenza n. 138/2017, Est.: Consani

sentenza di riforma – condanna alle spese – implicito disconoscimento dell’obbligo di restituzione delle spese di cui alla pronuncia di condanna riformata – insussistenza

TRIB-FI-1078-2015

Ove la sentenza di riforma abbia condannato alle spese dei precedenti gradi o fasi ma nulla abbia statuito circa la restituzione di quanto versato per effetto della pronunzia riformata, tale restituzione è comunque corollario diretto della sentenza di riforma, che annulla il precedente titolo, nè si può ritenere la mancata pronunzia sul punto quale implicita negazione del diritto alla restituzione.

Restituzione che oltretutto, anche ove non richiesta nell’impugnazione proposta, può essere azionata anche con separato autonomo giudizio.

Tribunale di Firenze, Sent. 14.10.2015 n. 1078, Est. Davia

erronea introduzione del giudizio con ‘rito fornero’ per mancanza dei presupposti – conseguenze

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L’introduzione di giudizio avverso il licenziamento avvenuta secondo il ‘Rito Fornero’, rivelatosi inapplicabile per mancanza dei presupposti, comporta, in forza del principio di conservazione degli atti ex art. 1367 c.c. applicabile anche agli atti processali, l’obbligo per il Giudice di mutare il rito e proseguire il giudizio, ovvero, in caso di domande riunite di cui solo alcune azionabili col ‘Rito Fornero’, l’obbligo di separare le domande e proseguirle.

Ove invece il procedimento sia stato dichiarato  inammissibile, la riproposizione dello stesso secondo il rito ordinario, pur essendo decorso il termine di cui all’art. 32 L. 183/2010 (180 gg dalla contestazione del recesso), è perfettamente ammissibile (posto che la pronunzia di inammissibilità non dà luogo a giudicato sostanziale e consente la riporoposizione dell’azione) e non incorre in alcuna decadenza, essendo quest’ultima impedita dalla conservazione degli effetti sostanziali del deposito dell’originario ricorso, pur successivamente dichiarato inammissibile.

Corte D’Appello di Firenze, Sez. Lavoro, Sentenza n. 97/2015 – Est. Liscio

 

 

OPPOSIZIONE NEL RITO FORNERO – “NOVUM IUDICIUM” E NON SEMPLICE “REVISIO PRIORIS ISTANTIAE” – REVOCA DEL LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO

CApp-FI-630-2014

La fase di “opposizione” all’ordinanza resa nella  “fase sommaria”, nel “Rito Fornero”, si configura come vero e proprio “novum iudicium” a carattere “eventuale”, e non quale mera “revisio prioris istantiae”. Conseguentemente il soggetto che subisce l’opposizione, pur non avendola proposta a sua volta, non decade dalla possibilità di far valere, nella stessa, le domande e le eccezioni e comunque le tesi difensive proposte nella fase sommaria, che non abbiano trovato accoglimento nella medesima; oltre a potere proporre domande riconvenzionali e poter chiamare in giudizio un terzo, come espressamente previsto dalla legge.

Qualora sia stato comunicato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo,  omettendo tuttavia la procedura prevista dall’art. 7 L. 604/1966 novellato dall’art. 1 L. 92/2012, la successiva comunicazione e richiesta effettuata, appunto, ai sensi dell’art. 7 L. 604/1966 configura revoca implicita del precedente licenziamento  illegittimo ed il comportamento del lavoratore, che aderisce al tentativo di conciliazione, si configura come accettazione tacita della revoca stessa.

Corte D’Appello di Firenze, Sent. 630/2014 – Est. Nuvoli.