Categoria: Malattia

Trattamento per malattia – Mancata copertura da parte dell’INPS per effetto delle normative sugli impiegati del settore industria – Obbligo a carico del datore di lavoro – Esclusione da parte del contratto collettivo – Interpretazione

cass-3046-2017

Qualora la normativa di legge escluda la copertura del trattamento economico, in caso di malattia, a carico dell’INPS (come nel caso degli impiegati del settore industria), tenuto al pagamento del trattamento è comunque il datore di lavoro, ex art. 2110 c.c. Ove il contratto collettivo (nel caso di specie CCNL per il Settore dei Centri di Elaborazione Dati), per carenza di disciplina, stabilisca che il trattamento non è dovuto  qualora non corrisposto dall’INPS ‘per qualsiasi motivo’, la disposizione deve essere interpretata in maniera costituzionalmente orientata, nel senso che la stessa non possa comunque escludere qualsiasi protezione al lavoratore che non sia in grado di prestare attività per ragioni di salute, essendo la tutela al prestatore infermo comunque garantita dall’art. 38 Cost.

Cass. Sez. Lav. 8 novembre 2016 / 6 febbraio 2017 n. 3046/2017, Est.: Negri Della Torre

 

Prestazioni INPS – anticipazione a carico del datore di lavoro – insolvenza del datore di lavoro – insussistenza di onere di costituzione in mora – presentazione moduli e-mens – prova del pagamento – insussistenza

APP-FI-424-2015

Qualora il datore di lavoro, a causa della propria insolvenza, non provveda ad anticipare trattamenti previdenziali INPS (nella fattispecie trattamento di malattia ed assegni del nucleo familiare), l’INPS è tenuto direttamente al pagamento senza che il lavoratore sia onerato di costituire in mora, mese per mese, lo stesso datore di lavoro per l’omesso pagamento.

Ove il datore di lavoro abbia ‘compensato’ nei modelli E-mens presentati all’INPS il trattamento (come se avesse pagato), ciò non costituisce prova dell’effettivo pagamento dei trattamenti nei confronti del lavoratore.

Corte D’Appello di Firenze, Sent. 30.6.2015 n. 424, Pres.: Nisticò, Est.: Nuvoli

Lavoratori esposti all’amianto – Risarcibilità del timore di contrarre una patologia asbesto-correlata. Sussiste

Trib-MS-400-2013

Trib-MS-401-2013

E’ risarcibile, a titolo di danno non patrimoniale per violazione di diritti di rango costituzionale, il pregiudizio di chi, esposto a polveri di amianto senza adeguati mezzi di protezione – pur disponibili – e nella consapevolezza dell’imprenditore dei pericoli connessi all’esposizione, conduca la propria esistenza con turbamento, ansia ed incertezza conseguenti alla coscienza del rischio di contrarre grave patologia correlata all’esposizione subita.

Il pregiudizio è ancor più grave allorchè tale turbamento venga accresciuto dall’insorgere di patologia asbesto-correlata

L’esistenza (danno conseguenza) di tale turbamento può essere desunta dalla presa di coscienza delle condotte omissive datoriali e dell’intervenuta malattia e del decesso di diversi colleghi ugualmente esposti. E non è necessaria la coesistenza di un danno “dinamico-relazionale” posto che la sofferenza interiore, pur sussistente,  non determina inevitabilmente alterazioni delle abitudini di vita, per necessità contingenti o perchè l’aggrapparsi alle consuetudini quotidiane consente di non farsi annullare dalla sofferenza, o perchè non si vogliono coinvolgere nella sofferenza i familiari etc.

Tribunale di Massa, Sentenze nn. 400 e 401 / 2013 del 18-12-2013. – Est. Agostini

 

Nota di richiamo redazionale:

Sono già state pubblicate, nella rivista, le Sentenze n. 212/2013 dello stesso Tribunale di Massa – che aveva accolto la domanda di risarcimento del danno da “timore di ammalarsi” per grave esposizione all’amianto – e n. 419/2013 della Corte D’Appello di Genova, che aveva invece riformato il Tribunale di Massa ritenendo non fosse stato provato il “danno conseguenza”. Sono entrambe rintracciabili digitando “amianto” nel campo “cerca”. Si rimanda alle stesse e alle “Note” di cui sono corredate per l’esame del “thema decidendum”.

Con le sentenze qui pubblicate, il Giudice di Massa evidenzia di non essersi affatto convinto della “tesi” del proprio Giudice di appello, che affronta e critica con grande efficacia, senza “sfuggire” il tema del “danno conseguenza”, ma evidenziando come quest’ultimo ben possa dedursi in via presuntiva, tenuto conto della presa di coscienza, da parte del lavoratore esposto all’amianto, della intensità dell’inadempimento datoriale (esposizione ad amianto per valori multipli di oltre dieci volte a quelli poi stabiliti come “valori-soglia”)  e delle gravissime conseguenze (l’intervenuta malattia e la morte di diversi colleghi di lavoro).

Due sentenze coraggiose (che differiscono perchè, in un caso, al “timore” di ammalarsi ha fatto anche seguito l’effettiva patologia asbesto-correlata) che testimoniano la possibilità, anche per il Giudice, di trarre presunzioni e argomenti di prova dall’effettivo ascolto e dal contatto diretto ed umano con le parti, rendendo la Giustizia maggiormente vicina ai cittadini.

Come di consueto la rivista darà conto dei futuri esiti di questi giudizi.

Nel frattempo anche la sentenza della Corte D’Appello di Genova è stata impugnata per cassazione.

LAVORATORI ESPOSTI ALL’AMIANTO – RISARCIBILE IL TURBAMENTO PER IL TIMORE DI CONSEGUIRE UNA PATOLOGIA ASBESTO-CORRELATA

Trib. MS 212-13

E’ risarcibile, a titolo di danno non patrimoniale per violazione di diritti di rango costituzionale, il pregiudizio di chi, esposto a polveri di amianto senza adeguati mezzi di protezione – pur disponibili – e nella consapevolezza dell’imprenditore dei pericoli connessi all’esposizione, conduca la propria esistenza con turbamento, ansia ed incertezza conseguenti alla coscienza del rischio di contrarre grave patologia correlata all’esposizione subita.

Tribunale di Massa, Sentenza n. 212 2013 – Est. Agostini

 

Con una nota di Lorenzo Calvani

commento sentenza amianto Massa

 

Indennità di malattia per impresa classificata nel settore “industria” dall’INPS che applica il CCNL “CED”

CdApp-Ge- 784-2012

Centro elaborazione dati – Classificazione INPS – Industria – Sussiste – Indennità di malattia – impiegati del settore industria – intervento a carico dell’INPS – Non sussiste – CCNL Ced – anticipazione e integrazione a carico del datore di lavoro del trattamento di malattia INPS non dovuti ove l’INPS non corrisponda l’indennità – diritto al trattamento di malattia interamente a carico del datore di lavoro - Sussiste – diritto al trattamento di malattia a carico del datore di lavoro anche ex art. 2110 c.c. - Sussiste – Misura – Ex art. 6 R.D.L. 1825/1924 (L. 562/1926) inerente disposizioni relative al contratto di impiego – Mancato pagamento della malattia da parte del datore di lavoro – Giusta causa di dimissioni – Non sussiste

Poichè l’INPS classifica i centri elaborazione dati nel settore industria e conseguentemente, per legge, non è tenuto a corrispondere l’indennità di malattia agli impiegati del settore industriale, posto che il CCNL CED afferma che le indennità di malattia a carico del datore di lavoro “non sono dovute se l’INPS non corrisponde per qualsiasi motivo l’indennità”, ma nel caso di specie la situazione non è quella dell’istituto che “non corrisponde” l’indennità, ma addirittura “non esiste in obbligo INPS” di corrispondere l’indennità, risultando pertanto la predetta norma contrattuale non applicabile alla fattispecie, il trattamento di malattia è dovuto al prestatore di lavoro che opera alle dipendenze di un centro elaborazione dati interamente a carico del datore di lavoro; e lo stesso è determinato nella misura di cui all’art. 6 comma 5 RDL 1825/1924 convertito in L. 562/1926 inerente disposizioni relative al contratto di impiego. A tale disposizione si devono intendere far riferimento anche le disposizioni imperative di cui all’art. 211o c.c., essendo dovuto il trattamento di malattia nella misura determinata “dalle leggi speciali” ove il contratto collettivo non disciplini il trattamento.

Il mancato pagamento da parte del datore di lavoro dell’indennità di malattia nel caso di specie non costituisce giusta causa di dimissioni del lavoratore; Essendo il datore tenuto al versamento per tre mesi, decorsi questi (malgrado il mancato pagamento) “quell’inadempimento non era più in essere” (SIC!); inoltre risalendo il mancato pagamento “ad una situazione normativa complessa ed incerta” non si può affermare il venir meno della fiducia del lavoratore rispetto alla propria controparte.

Corte D’Appello di Genova, Sent. 13 luglio 2012 n. 784 – Pres. Ghinoy, Est. Bellè

La sentenza fa seguito a quella della stessa Corte D’Appello di Genova e alla successiva del Tribunale di Massa (di cui la presente sentenza costituisce esito dell’appello) pubblicate su questa rivista il 10 maggio 2011 (rintracciabili digitando ”Genova” nel “cerca”). Si ricorda che  il Tribunale di Massa, in causa del tutto identica a quella già decisa dalla Corte D’Appello di Genova che aveva riformato la precedente sentenza dello stesso Tribunale, motivatamente aveva mostrato di non condividere e disapplicare l’orientamento del proprio giudice di appello, anche perchè ritenuto contrario a norma imperativa (art. 2110 c.c.). La Corte D’Appello di Genova muta il proprio orientamento e riconosce effettivamente dovuto il trattamento di malattia. Risultando peraltro inapplicabile la norma contrattuale (che pone la malattia a carico dell’INPS, che al contrario non è tenuto al versamento essendo i CED  imprese classificate come “industriali” ai fini previdenziali), per la misura dell’indennità, interamente a carico del datore di lavoro, richiama l’obsoleta legge sull’impiego privato emanata ancora in epoca fascista ma a tutt’oggi mai abrogata ed ancora vigente.

In proposito si dimostra quanto mai auspicabile un intervento delle parti della contrattazione collettiva per la modifica di una disposizione contrattuale che, richiamando la disciplina del commercio non applicabile alla fattispecie dei CED, finisce per negare il diritto al trattamento di malattia e costringe a ricorrere, per la sua liquidazione, a disposizioni estremamente risalenti nel tempo e che mostrano evidenti tutti i segni della propria obsolescenza.