Categoria: Somministrazione di lavoro

Collegato lavoro – Decadenza impugnazione contratti di somministrazione – Irretroattività

Tribunale Firenze Ordinanza 10 10 2013 Est. Davia

I termini di decadenza della impugnazione di un contratto di somministrazione irregolare, introdotti dalla L. 183/2010, non sono applicabili retroattivamente ai “licenziamenti” intimati ai lavoratori somministrati prima della entrata in vigore del Collegato Lavoro.

Ordinanza 10.10.2013 Trib Fi

 

Clausole limitative delle assunzioni nelle imprese pubbliche – Affidatari di appalti “in house”

Trib-FI-31-2013

Imprese a totale partecipazione pubblica – Imprese affidatarie di appalti “in house” senza svolgimento di gara – Limitazione alla disciplina delle assunzioni – Art. 18 commi I e  II bis L. 133/2008 – Contratto di somministrazione nullo – Costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con la società pubblica utilizzatrice – Inammissibilità connessa ai limiti imposti dalla displina pubblicistica delle assunzioni – Non sussiste

Contratto di somministrazione nullo – Causale generica – Sussiste – Risarcimento del danno – Applicazione dell’art. 32 L. 183/2010 al contratto di somministrazione irregolare – Non sussiste – Risarcimento pari alle retribuzioni dal recesso alla riammissione in servizio – Sussiste

Tribunale di Firenze Sent. n. 31 del 10.1.2013. Est. Santoni Rugiu

Per fattispecie analoghe V. Trib. di Massa nn. 2 e 3/2013 e Trib. Lucca 10/1/2013  in questa stessa rivista (reperibili digitando “in house” nel campo “cerca”)

Somministrazione di lavoro a tempo determinato – Somministrazione irregolare – Termine differito di impugnazione della risoluzione del contratto – Conseguenze sanzionatorie

Trib. Bergamo 14 marzo 2013 Est. dott. Cassia (commento a cura di Andrea Stramaccia – Francesco Alvaro – Libera Picardi)

La sentenza che si pubblica appare interessante sotto una pluralità di aspetti.

Il primo riguarda l’applicabilità della sospensione dei termini di impugnazione introdotta dalla L. n. 10/2011 alla fattispecie del contratto a tempo determinato in somministrazione. Ad avviso del Tribunale di Bergamo il differimento  del termine di impugnazione, di cui al comma 1 bis, art. 32. L. n. 183/2010, si applica a tutte le fattispecie previste dalla disposizione e, quindi, sia al contratto a termine sia al contratto a termine in somministrazione (Si segnala l’opposto orientamento espresso dal Tribunale di Firenze pubblicato su questa Rivista e reperibile digitando “sospensione termine impugnazione” nel motore di ricerca interno).

Il secondo aspetto ha ad oggetto le formalità di apposizione del termine nei due contratti che integrano la fattispecie in esame, i quali, come noto, sono costituiti dal contratto di somministrazione (tra l’agenzia di somministrazione ed il soggetto utilizzatore) ed dal contratto di lavoro somministrato (tra l’agenzia di somministrazione ed il lavoratore). Ad avviso del Giudice adìto i due contratti devono avere identico contenuto e, pertanto, la non corretta apposizione del termine al contratto di somministrazione determina l’insorgenza di una fornitura di lavoro a tempo indeterminato; ritenuta, poi, la fornitura illegittima - in mancanza dei requisiti di cui all’art. 20, comma 3, del D. lgs. 276/2003, presupposti per la somministrazione a tempo indeterminato – ne consegue  una somministrazione irregolare e contestuale riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze dell’utilizzatore.

Il terzo aspetto, infine, attiene alle conseguenze sanzionatorie ingenerate dall’illegittima apposizione del termine al contratto in esame. Il Tribunale di Bergamo ha affermato l’inapplicabilità dell’art. 32, L. n. 183/2010, il quale ha limitato l’entità del risarcimento del danno connesso al riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, affermando che questa disposizione non può essere invocabile nel caso in cui il contratto a termine vada ad innestarsi nell’ambito di una contratto di somministrazione.

Trib. Bergamo 14 marzo 2013 Est. dott. Cassia

Appalto di mere prestazioni lavorative – Distinzione da appalto genuino – Procedura d’urgenza – Accesso a Cassa Integrazione e Mobilità

Trib-MS-18-10-2012

Appalto endoaziendale – Mancata organizzazione propria dell’appaltatore all’interno dell’impresa committente e gestione del personale attuata esclusivamente mediante la predisposizione dei turni – Appalto vietato di mere prestazioni lavorative – Sussiste

Ricorso ex art. 700 cpc – Periculum in mora – Necessità di far dichiarare anticipatamente la sussistenza di un rapporto di lavoro con l’impresa utilizzatrice che ha avviato procedure di Cassa Integrazione Straordinaria e Mobilità - in ipotesi di appalto irregolare - allo scopo di non rimanere esclusi dalle procedure stesse e dai benefici connessi – Sussiste

Qualora, nel corso di un appalto di servizi “endoaziendale”, l’appaltatore non appresti una propria organizzazione del lavoro presso il committente ma si limiti a predisporre i turni di lavoro dei prestatori garantendone la mera gestione amministrativa, si versa in ipotesi di appalto irregolare di mere prestazioni lavorative vietato dall’art. 29 D. Lgs. 276/2003

Ove un’impresa che abbia utilizzato prestatori di lavoro mediante appalto irregolare di mere prestazioni lavorative versi in stato di crisi e ponga in essere le procedure per collocare i lavoratori in Cassa Integrazione e successivamente in Mobilità, sussiste il requisito del “periculum in mora” che consente di chiedere al Giudice una pronunzia anticipatoria che affermi la sussistenza del rapporto subordinato con l’impresa utilizzatrice, allo scopo di non rimanere esclusi dalle relative procedure con perdita non esclusivamente economica ma altresì della possibilità di beneficiare dei processi di ricollocazione, specialmente nell’attuale momento storico

Trib. Massa – Ord. 18 ottobre 2012 – Est. Agostini

D.Lgs. n. 24/2012 di attuazione della direttiva 2008/104/CE

Il D.lgs. n. 24/2012 ha introdotto una serie di modifiche all’istituto del “Somministrazione di Lavoro”, così come disciplinata negli artt. 2-18-20-21-22-23, D.lgs. n. 276/2003. In particolare, l’art. 4 del provveidmento ha introdotto in nuovo comma 5 ter all’art. 20, D.lgs. n. 276/2003, il quale introduce una serie di ipotesi legittimanti la stipulazione del contratto di lavoro per prestazioni somministrate a tempo determinato nelle quali non è necessario indicare la causale dell’assunzione. Si tratta di ragioni riconducibili alla condzione soggettiva del lavoratore assunto.

«5-ter. Le disposizioni di cui al comma 4 non operano qualora il contratto di somministrazione preveda l’utilizzo:

a) di soggetti disoccupati percettori dell’indennita’ ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali o ridotti, da almeno sei mesi;

b) di soggetti comunque percettori di ammortizzatori sociali, anche in deroga, da almeno sei mesi. Resta comunque fermo quanto previsto dei commi 4 e 5 dell’articolo 8 del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160;

c) di lavoratori definiti “svantaggiati” o “molto svantaggiati” ai sensi dei numeri 18) e 19) dell’articolo 2 del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008. Con decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, si provvede all’individuazione dei lavoratori di cui alle lettere a), b) ed e) del n. 18) dell’articolo 2 del suddetto regolamento (CE) n. 800/2008.

5-quater. Le disposizioni di cui al primo periodo del comma 4 non operano nelle ulteriori ipotesi individuate dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro.».