Categoria: Risarcimento

Cancellazione di società nel corso di giudizio di lavoro pendente – Responsabilità personale illimitata del liquidatore per colpa

Trib-ROMA-10696-14

Qualora il liquidatore provveda alla cancellazione di una società di capitali nel corso del giudizio pendente, lo stesso risponde personalmente ed illimitatamente, per colpa,  del credito dei lavoratori nei confronti della società, risultante all’esito del giudizio

Trib. Roma, Sent. n. 10696/2014 – Est. Pagliarini

 

Si segnala la sentenza poichè originata da un giudizio intentato nei confronti di una società operante in Toscana. Ottenuta la condanna della società da parte della Corte D’Appello di Firenze, i ricorrenti hanno appreso che la stessa società era stata cancellata dal Registro delle Imprese nel corso del giudizio pendente ed era ormai decorso l’anno per chiederne il fallimento. Intentato giudizio nei confronti del liquidatore, chiamato a rispondere per colpa, personalmente ed illimitatamente, del loro credito, ne  hanno ottenuto la condanna da parte del Tribunale di Roma.

Contratto a tempo determinato – Pubblica Amministrazione – Nullità – Risarcimento del danno – Ammontare

trib-FI-527-2013

Contratto a tempo determinato nel pubblico impiego – nullità del termine- conversione – esclusione – risarcimento del danno – sussistenza del diritto – ammontare del risarcimento

Nell’ipotesi di contratti di lavoro a tempo determinato, stipulati con la pubblica amministrazione nel vigore del D.lgs n. 368/2001, la causale deve rendere conto dell’esigenza  meramente temporanea della prestazione e dell’utilizzo del lavoratore con riferimento alla causale medesima. In mancanza il contratto è invalido,

Dalla declaratoria di illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro consegue solo il risarcimento del danno e non già la conversione del contratto nullo in contratto a tempo indeterminato, in quanto il risarcimento costituisce rimedio egualmente dissuasivo, ovvero si palesa come misura adeguata e alternativa alla conversione, mentre la conversione è impedita dall’art. 36 Dlgs 165/2001.

Il risarcimentopuò essere determinato nel numero di 20 mensilità, adottando come paramentro di riferimento il dettato di cui all’art. 18 St. Lav.

Tribunale di Firenze, n. 527/2013, Est. Davia

 

Erronea quantificazione dei contributi – Ritardo nella proposizione della domanda di pensione – Responsabilità contrattuale dell’INPS – Risarcimento del danno.

L’errata quantificazione da parte dell’INPS dei contributi settimanali utili ai fini pensionistici costituisce inadempimento contrattuale da cui può derivare un danno risarcibile a favore del lavoratore se quest’ultimo ha ritardato la proposizione della domanda di pensione a causa dell’affidamento riposto nella inesatta certificazione rilasciata.
sentenza INPS 285-2013

Clausole limitative delle assunzioni nelle imprese pubbliche – Affidatari di appalti “in house”

trib-ms-2-2013

trib-ms-3-2013

Imprese a totale partecipazione pubblica – Imprese affidatarie di appalti “in house” senza svolgimento di gara – Limitazione alla disciplina delle assunzioni – Art. 18 comma II bis L. 133/2008 – Contratto a tempo determinato nullo – Contratto a progetto nullo – Conversione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato – Inammissibilità connessa ai limiti imposti dalla displina pubblicistica delle assunzioni – Non sussiste

Contratto a progetto senza idonea specificazione del “progetto” – Nullità – Sussiste – Sanzione – Conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – Presunzione assoluta di subordinazione [fattispecie anteriore alla Legge "Fornero"] – Sussiste - Competenze relative al periodo intercorrente tra la cessazione del rapporto e la pronuzia di conversione – Applicazione dell’art. 32 L. 183/2010 (risarcimento da 2,5 a 12 mensilità – Non sussiste

L’art. 18 comma II bis L. 133/2008 - che impone limitazioni alle assunzioni di personale dipendente di società pubbliche affidatarie di appalti “in house” senza svolgimento di gara, parificando il regime delle assunzioni a quello vigente presso l’Amministrazione controllante - è norma speciale di stretta interpretazione e pertanto inidonea ad impedire la conversione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato dei contratti a tempo determinato o a progetto affetti da nullità.

La indicazione del tutto generica del “progetto” costituisce motivo di nullità del contratto a progetto e comporta la conversione di quest’ultimo in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato per presunzione assoluta della subordinazione e senza possibilità di dare prova della natura autonoma della prestazione. In caso di conversione del contratto a progetto non trova applicazione l’art. 32 L. 183/2010 sul regime del risarcimento spettante tra la cessazione del rapporto e la pronuncia di conversione (da 2,5 a 12 mensilità) trattandosi di disciplina riservata al caso di nullità del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato

Tribunale di Massa – Sentenze nn. 2 e 3 /2013 – Est. Agostini

Le sentenze differiscono in quanto una è relativa a casi di nullità del contratto a progetto e l’altra a casi di nullità del contratto a termine

 

Contratto a tempo determinato – Pubblica Amministrazione – Supplenze scolastiche annuali – Illegittimità – Sanzione

Trib-Prato-61-2012

Contratto a tempo determinato – Pubblica Amministrazione – Supplenze scolastiche annuali – Normativa speciale – Compatibilità con le direttive europee – Non sussiste – Reiterazione dei contratti a tempo determinato – Illegittimità – Sussiste – Sanzione – Conversione del contratto a tempo indeterminato – Non sussiste – Risarcimento del danno – Sussiste – Misura – Indennità corrispondente alle differenze retributive conseguenti all’anzianità di servizio del lavoratore ove fosse stato assunto a tempo indeterminato, nei limiti della prescrizione quinquennale – Sussiste – Da 2,5 a 12 mensilità ex art. 32 L. 183/2010 – Sussiste

 

La normativa speciale sul reclutamento del personale scolastico a tempo determinato delinea un sistema in sè compiuto, mai abrogato dalle disposizioni normative successive e che pertanto prevale, quale disciplina speciale, sulla disciplina generale del contratto a tempo determinato, applicabile solo per le disposizioni non incompatibili con le norme speciali. Tale normativa speciale, peraltro, confligge con  le direttive europee in quanto consente di reiterare contratti a tempo determinato anche a fronte di esigenze stabili e non temporanee ed anche oltre il limite massimo di 36 mesi. Ove pertanto si determini reiterazione non consentita del rapporto a tempo determinato, lo stesso risulta illegittimo. In tal caso, esclusa la conversione del rapporto a tempo indeterminato per effetto dell’art. 36 D.Lgs.165/2001, l’unica sanzione possibile resta il risarcimento del danno che, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, deve avere efficacia ristoratrice, ripristinatoria ma anche dissuasiva. Tale efficacia è ravvisabile nella sanzione risarcitoria prevista dall’art. 32 L. 183/2010 (da 2,5 a 12 mensilità) commisurata alla prestazione ulteriore rispetto a 36 mesi di rapporto a tempo determinato e in un’indennità corrispondente alle differenze retributive conseguenti all’anzianità di servizio ove il lavoratore fosse stato assunto a tempo indeterminato, nel limite della prescrizione quinquennale.

Trib Prato, Sent. n. 61/2012 – Est. Barracca