Categoria: Malattia

Assenze per malattia nel pubblico impiego – La circolare della Funzione Pubblica

Funzione Pubblica – Assenze per Malattia Circ. n. 2 2014

LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO DEL PERIODO DI COMPORTO – INAPPLICABILITA’ DELLA PROCEDURA DI CUI ALL’ART. 7 l. 604/1966

Trib. Firenze Ordinanza 1.2. 2013 . Est. Carlucci

Interruzione della gravidanza – Computo del periodo di assenza – Intervenuto licenziamento

Interruzione della gravidanza alla 18° settimana – Computo del periodo di astensione come malattia – Esistenza della gravidanza solo se l’evento è successivo ai 180 giorni dall’inizio della gestazione – Compatibilità della disciplina, di cui all’art. 12, D.P.R. n. 1026/1976, con la legislazione europea – Sussiste – Licenziamento disposto nei confronti della lavoratrice – Discriminatorietà – Non sussiste.

L’interruzione della gravidanza alla 18° settimana, giusto il disposto dell’art. 12, D.P.R. 25 novembre 1976, n. 1026, deve essere considerata malattia. Detta normativa, che non contrasta con la legislazione europea in materia, considera parto solo quello intervenuto oltre i 180 giorni dall’inizio della gestazione e definisce malattia l’interruzione della gravidanza avvenuta in tempo anteriore (v. Cass. n. 1532 del 1993).

Il licenziamento intimato ad una lavoratrice che si trovi nella consizione suddetta (interruzione delle gravidanza antecedente al 180° giorno dall’inizio della gestazione) non è da considerarisi motivato dallo stato di gravidanza dato che la scelta del legislatore di stabilire un dies a quo di definizione dello stato di gravidanza appare ragionevole anche in considerazione del fatto che lo stato di malattia, che connota lo stato di gravidanza fino al 180° giorno, non è immune dalle tutele fissate dall’art. 2110 c.c.

Trib Prato, 17 novembre 2011, n. 207, Est. dott. Barracca

Malattia del lavoratore – Svolgimento di attività extra lavorative – Licenziamento

Trib-Massa-13-5-2011

Malattia – Licenziamento disciplinare – Necessità della Simulazione dello stato morboso o svoglimento di attività che comportano aggravamento delle condizioni o ritardo della guarigione – Sussiste – Stato morboso compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa – Presenza di certificato che esime tuttavia dalla prestazione lavorativa – Mancanza di elemento soggettivo di rilevanza disciplinare – Sussiste – Illegittimità del licenziamento disciplinare – Sussiste

Per aversi legittimo licenziamento disciplinare per lo svolgimento di attività nel corso della malattia occorre che il comportamento del lavoratore simuli fraudolentemente la malattia ovvero comunque sia incompatibile con lo stato morboso, comportando rischio di aggravamento o ritardo nella guarigione.

Qualora lo stato morboso sia comunque compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa cui è addetto il lavoratore, ove il certificato medico rilasciato autorizzi comunque l’assenza dal lavoro, difetta la prova dell’elemento soggettivo della fattispecie a rilevanza disciplinare, ed il licenziamento del lavoratore deve ritenersi illegittimo (fattispecie di lavoratore che, nel corso della malattia per certificata sindrome depressiva, fuori dalle fasce orarie di controllo si occupava dei preparativi per le imminenti  nozze della figlia).

Tribunale di Massa – Sent. 13-5-2011, Est. Agostini

Licenziamento e periodo di comporto

Licenziamento  – Computo dei giorni di comporto – Tempestività del recesso del datore – Legittimità.

Superati i giorni di comporto previsti dal CCNL di settore, è legittimo il licenziamento del lavoratore. Per effettuare tale computo è necessario considerare anche le giornate festive e non lavorative, nel caso in cui il certificato medico attesti che l’infermità anche durante tale giornate.

La legittimità del licenziamento deve essere valutata al momento dell’invio della lettera di recesso al lavoratore, senza poter invocare eventuali provvedimenti successivi dell’INAIL relativi all’esclusione dal computo di giornate di infortunio. Il licenziamento, infatti, deve essere immediato, tempestivo, ed intimato alla scadenza del periodo di comporto, perché il ritardo del datore equivale a rinuncia all’esercizio del relativo potere (Conforme: Cass. Civ., Sez. Lav., 15.12.2008 n. 29317; Cass. Civ., Sez. Lav., 19.10.2004 n. 20458; Cass. Civ., Sez. Lav., 18.10.2000 n. 13816; Cass. Civ., Sez. Lav., 18.05.1999 n. 4818).

Trib. Arezzo  – Sent. 4/05/09, n. 305 – Est. dott. ssa Afeltra