Categoria: Giustificato Motivo Oggettivo

Licenziamento per riduzione del personale. Condizioni di legittimità. Appropriazione di documenti aziendali per fini di difesa. Condizioni di legittimità

sentenza-117-2017

 

Licenziamento per riduzione del personale. E’ insufficiente, per motivare il licenziamento, la riduzione dei profitti. E’ invece necessaria la prova di una riduzione del lavoro e del fatturato di tale gravità da rendere inevitabile il recesso.

Appropriazione di documenti aziendali idonei a sostenere la difesa in giudizio da parte del lavoratore. L’appropriazione è giustificata dal fine di difesa purchè non sussista comportamento configurabile come delitto o comportamento in contrasto con i doveri di fedeltà, correttezza e buona fede contrattale. La prova del carattere delittuoso o infedele dell’appropriazione: incombe sul datore di lavoro. La produzione della documentazione nel processo non è di per sè comportamento infedele o contrario a correttezza e buona fede poichè la corretta applicazione delle norme processuali è idonea a impedire una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale

Tribunale di Firenze, Sentenza 21 febbraio 2017 n. 117.  Est. : Torcini

Licenziamento – Obbligo di répéchage – Obbligo di estensione anche a mansioni inferiori a quelle ultimamente svolte

cass-22798-2016

L’obbligo di répéchage, in caso di licenziamento, è esteso anche alle mansioni inferiori a quelle da ultimo svolte dal lavoratore. Il datore di lavoro, pertanto, è comunque tenuto ad offrire al lavoratore il reimpiego anche in mansioni inferiori a quelle da ultimo prestate, ove disponibili, e può procedere al licenziamento solo a fronte del rifiuto dell’offerta da parte del lavoratore

Cass. Sez. lav. 9 novembre 2016 n. 22798, Est. Amendola

CAMBIO DI APPALTO – PASSAGGIO IMMEDIATO E DIRETTO DALLE DIPENDENZE DEL PRECEDENTE APPALTATORE ALLE DIPENDENZE DEL SUBENTRANTE – DIRITTO AL PREAVVISO O AL PAGAMENTO DELL’INDENNITA’ SOSTITUTIVA – SUSSISTE

Cass-sez-lav-24430-2015

In caso di cambio di appalto con passaggio immediato e diretto del lavoratore dalle dipendenze del precedente appaltatore alle dipendenze dell’appaltatore subentrante, il datore di lavoro recedente ha l’obbligo di comunicare al lavoratore la cessazione del rapporto nel rispetto del periodo di preavviso ovvero, in mancanza, di versare al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso medesimo, ai sensi dell’art. 2118 c.c.

Cass. Sez. Lav. 14-10/1-12-2015 n. 24430 – Pres. Venuti – Est. Tricomi – P.M. Sanlorenzo (concl. conf.)

Nota:

Si pubblica la sentenza della Suprema Corte che conferma la sentenza della Corte D’Appello di Genova n. 402/2010 che aveva a sua volta riformato la sentenza di tenore opposto del Tribunale di Massa n. 463/2007

OPPOSIZIONE NEL RITO FORNERO – “NOVUM IUDICIUM” E NON SEMPLICE “REVISIO PRIORIS ISTANTIAE” – REVOCA DEL LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO

CApp-FI-630-2014

La fase di “opposizione” all’ordinanza resa nella  “fase sommaria”, nel “Rito Fornero”, si configura come vero e proprio “novum iudicium” a carattere “eventuale”, e non quale mera “revisio prioris istantiae”. Conseguentemente il soggetto che subisce l’opposizione, pur non avendola proposta a sua volta, non decade dalla possibilità di far valere, nella stessa, le domande e le eccezioni e comunque le tesi difensive proposte nella fase sommaria, che non abbiano trovato accoglimento nella medesima; oltre a potere proporre domande riconvenzionali e poter chiamare in giudizio un terzo, come espressamente previsto dalla legge.

Qualora sia stato comunicato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo,  omettendo tuttavia la procedura prevista dall’art. 7 L. 604/1966 novellato dall’art. 1 L. 92/2012, la successiva comunicazione e richiesta effettuata, appunto, ai sensi dell’art. 7 L. 604/1966 configura revoca implicita del precedente licenziamento  illegittimo ed il comportamento del lavoratore, che aderisce al tentativo di conciliazione, si configura come accettazione tacita della revoca stessa.

Corte D’Appello di Firenze, Sent. 630/2014 – Est. Nuvoli.

Licenziamento per rappresaglia o ritorsione (o comunque discriminatorio) – Onere della prova

In caso di licenziamento illegittimo per ritorsione o rappresaglia il lavoratore che intenda farne rilevare tale carattere illegittimo ha l’onere di sollevare la relativa eccezione. La prova del carattere ritorsivo/discriminatorio del licenziamento, tuttavia, grava sul lavoratore solo ove il datore abbia fornito la prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo. “Il carattere ritorsivo d’un licenziamento – infatti – costituisce eccezione da sollevarsi da parte del lavoratore, trattandosi di fatto impeditivo del diritto del datore di lavoro di avvalersi di una giusta causa o d’un giustificato motivo pur formalmente apparenti. … Pertanto, proprio perchè integra un’eccezione, l’eventuale mancanza di prova del carattere ritorsivo del recesso tanto rileva in quanto risulti, invece, dimostrata la giusta causa o il giustificato motivo di cui alla L. 604/1966, artt. 1 e 3″

Cass. Sez. Lav. 14 marzo 2013 n. 6501   Pres.:  La Terza,  Est.: Manna