Categoria: Giusta causa

Socio di cooperativa – Impugnazione distinta dell’esclusione dalla società e del conseguente licenziamento – competenza funzionale, comunque, del giudice del lavoro – esclusione dalla società per motivi disciplinari insussistenti – cooperativa con requisiti dimensionali sufficienti all’applicazione della ‘tutela reale’ – natura disciplinare anche del connesso licenziamento ed applicazione dell’art. 18 l. 300/1970 con obbligo di reintegrazione per insussistenza del fatto

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Qualora il rapporto di lavoro del socio lavoratore di cooperativa venga risolto per motivi riguardanti la violazione degli obblighi statutari, l’impugnativa della delibera e del concorrente atto di licenziamento configura un’ipotesi di connessione di cause, aventi ad oggetto il rapporto mutualistico e quello lavorativo, anche allorchè i provvedimenti siano stati impugnati con differenti ricorsi che sono tuttavia tra loro posti in rapporto di pregiudizialità (dipendendo la legittimità del licenziamento dalla legittimità o meno dell’esclusione) sicché, in tale caso, in forza dell’art. 40, terzo comma, cod. proc. civ., è comunque competente il giudice del lavoro davanti al quale le cause devono essere rimesse e riunite.

La declaratoria di incompetenza del Tribunale ordinario in favore del Tribunale delle Imprese (non istituito presso il Tribunale remittente) non impedisce al Tribunale delle Imprese di rimettere la causa al Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro, anche presso la stessa sede del Tribunale già in precedenza remittente, trattandosi, nella fattispecie, di remissione a TERZO giudice rispetto a quello ordinario già remittente

Tribunale di Firenze, Sezione Specializzata delle Imprese, Ordinanza 29.6.2016 Est.: Primavera

Ove siano impugnati tanto la delibera di esclusione dalla società cooperativa quanto il conseguente licenziamento, la declaratoria di illegittimità dell’esclusione e la conseguente declaratoria di illegittimità del licenziamento comportano l’applicazione dell’art. 18 L. 300/1970 – ove la società abbia i requisiti per l’applicazione della tutela reale – pur trattandosi di società cooperativa.

Ove la illegittima esclusione del socio lavoratore attenga l’insussistenza di motivi di natura disciplinare deve essere applicato l’art. 18 quarto comma L. 300/1970 laddove stabilisce la sanzione qualora non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro per insussistenza del fatto contestato, e quindi va disposta la reintegra del lavoratore e il risarcimento del danno in misura non superiore a 12 mensilità.

Tribunale di Prato, Sentenza n. 138/2017, Est.: Consani

LICENZIAMENTO DISCRIMINATORIO RITORSIVO

TRIB-FI-3-3-2014

Licenziamento discriminatorio ritorsivo. Giudizio di “idoneità con limitazioni” allo svolgimento delle mansioni del lavoratore da parte del medico competente, seguito da “manifestazione di preoccupazione”, da parte del datore di lavoro, per gli effetti sull’organizzazione aziendale, da una contestazione disciplinare non sfociata in provvedimento (attesa la palese infondatezza) e da altra contestazione disciplinare comportante, al più, una sanzione conservativa e punita col licenziamento. Sussiste

Concetto di insubordinazione. Chiara volontà di contestare i poteri datoriali e negare i doveri del lavoratore. Necessità

Tribunale di Firenze – Ordinanza 3 marzo 2014 – Est. Davia

Potere del giudice di valutare la legittimità del licenziamento quale ipotesi sanzionatoria prevista dal Contratto collettivo

C-d-App-FI-1259-2013

Il Giudice ha il potere di valutare l’entità e la gravità del comportamento del lavoratore e di dichiarare l’illegittimità del licenziamento anche allorchè il comportamento stesso sia espressamente  sanzionato con il licenziamento dal contratto collettivo applicato. Nessun limite è imposto al Giudice, in proposito, dall’art. 30 comma 2 L. 183/2010

Corte D’Appello di Firenze, Sent. 31.10/29.11.2013 n. 1259 – Est. Schiavone

Licenziamento per rappresaglia o ritorsione (o comunque discriminatorio) – Onere della prova

In caso di licenziamento illegittimo per ritorsione o rappresaglia il lavoratore che intenda farne rilevare tale carattere illegittimo ha l’onere di sollevare la relativa eccezione. La prova del carattere ritorsivo/discriminatorio del licenziamento, tuttavia, grava sul lavoratore solo ove il datore abbia fornito la prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo. “Il carattere ritorsivo d’un licenziamento – infatti – costituisce eccezione da sollevarsi da parte del lavoratore, trattandosi di fatto impeditivo del diritto del datore di lavoro di avvalersi di una giusta causa o d’un giustificato motivo pur formalmente apparenti. … Pertanto, proprio perchè integra un’eccezione, l’eventuale mancanza di prova del carattere ritorsivo del recesso tanto rileva in quanto risulti, invece, dimostrata la giusta causa o il giustificato motivo di cui alla L. 604/1966, artt. 1 e 3″

Cass. Sez. Lav. 14 marzo 2013 n. 6501   Pres.:  La Terza,  Est.: Manna

Rapporto Procedimento disciplinare e procedimento penale – Tempestività del licenziamento

Trib. Fi – Sent. su Proc. R.G. n. 4569/2011 – Giud. Rel. dott.ssa M. Rizzo

Sent. su proc. RG 4569_2011