Categoria: Settore poste

Il contratto a termine nelle imprese concessionarie di servizi nel settore postale

La sentenza che si pubblica ha pronunciato in merito alla previsione di cui all’art. 2, comma 1 bis, d.lgs. n. 368/2001, relativa alla stipulazione del contratto a termine nelle imprese concessionarie di servizi nel settore postale (c.d. causale finanziaria).

La pronuncia, aderendo all’orientamento già espresso dalla Corte, con le sentenze n. 916/2012 (Est. Pieri) e n. 1332/2012 (Est. Bazzoffi), ha sancito: la legittimità, entro i limiti della previsione normativa, della stipulazione acausale del contratto a termine, la quale è stata giustificata dalla Direttiva n. 1997/67/CE in tema di sviluppo interno del servizi postali; che il riferimento percentuale del 15% delle assunzioni deve essere riferito all’intero organico aziendale, a prescindere dalla mansione svolta.

La sentenza in commento è conforme all’orientamento espresso dalla Suprema Corte (Cass. civ., sez. lav., 11-07-2012, n. 11659).

Sulla legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1 bis, d.lgs. n. 368/2001 si rimanda a Corte cost., 14-07-2009, n. 214 (in Riv. it. dir. lav., 2009, II, 870, n. MARINELLI).

Per quanto attiene al limite percentuale dell’assunzione, si segnala il diverso orientamento espresso da T. Taranto, 30-03-2011 (in Foro it., 2011, I, 1743, n. PERRINO), ai sensi della quale “Posto che la percentuale di assunzioni a tempo determinato consentita dall’art. 2, 1º comma bis, d.leg. n. 368 del 2001 va calcolata in riferimento ai dipendenti addetti alla raccolta ed alla consegna della posta e che l’onere della prova della sua osservanza incombe sul datore di lavoro”.

Si segnala, infine, quanto statuito da T. Roma, 14-12-2010 (in Foro it., 2011, I, 1252), secondo cui: “La c.d. causale finanziaria introdotta dall’art. 2, 1º comma bis, d.leg. 6 settembre 2001 n. 368 non è applicabile ai contratti a termine che, se pure stipulati con poste italiane spa, sono relativi allo svolgimento di attività non concernenti un servizio specifico nel settore postale, di guisa che il termine apposto al contratto stipulato per lo svolgimento di mansioni di sportellista del servizio bancoposta è nullo per mancata indicazione della causale.

Corte d’Appello di Firenze, n. 15 dell’8.1.2013 – Est. dott. Nuvoli
(dello stesso tenore è la sentenza n. 24 del 10.1.2013, Est. dott. Schiavone)

c. app. fi 15 2013

Contratto a tempo determinato – Imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste

Contratti a termine stipulato da imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste – Requisiti di legittimità – Rispetto della clausola 8, n. 3 dell’accordo quadro CES, UNICEE, CEEP sul lavoro a tempo determinato – Sussistenza

L’apposizione di un termine ai contratti stipulati da parte delle imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste non richiede l’indicazione di specifiche ragioni, bensì il solo rispetto – ex art. 2 co. 1-bis del D. lgs. N. 368/2001 – di una durata massima e di una quota massima percentuale rispetto all’organico complessivo.

Tale possibilità, la cui legittimità costituzionale è stata espressamente ribadita dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 214/2009, non configura altresì una violazione della clausola 8, n. 3 (c.d. clausola di non regresso) dell’accordo quadro CES, UNICEE, CEEP sul lavoro a tempo determinato del 18.03.1999, allegato alla Direttiva del Consiglio 1999/70/CE, qualora venga stipulato un primo e unico contratto di lavoro a tempo determinato senza la specificazione scritta delle ragioni obiettive che giustificano l’apposizione del termine. La disciplina dettata dall’art. 2 co. 1-bis del D. lgs. N. 368/2001 non rientra infatti nell’ambito di operatività della clausola di cui all’accordo quadro citato, non risultando peraltro in contrasto con il diritto comunitario neppure sotto i profilo generale di non discriminazione e uguaglianza, poiché tale disposizione rinviene la sua ratio nell’esigenza di consentire alle imprese operanti nel settore postale un certo grado di flessibilità, allo scopo di garantire, ai fini dell’attuazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 dicembre 1997, 97/67/CE, un funzionamento efficace delle diverse operazioni postali rientranti nel servizio universale. 

Tribunale di Prato, Est. Carlotta Consani, 7.12.2011

Conforme al principio di diritto enunciato pubblichiamo anche:

Tribunale di Massa, sentenza 25.11.2011, Est. Agostini

In cui peraltro il contratto a tempo determinato è stato ritenuto illegittimo per mancata prova del rispetto del limite numerico percentuale previsto dall’ art. 2 comma 1-bis D. Lgs. 368/2001.

La sentenza è altresì interessante perchè condanna la società alla regolarizzazione contributiva per l’intero periodo dal recesso alla dichiarata conversione a tempo indeterminato del rapporto.

Trib-Massa-25-11-2011

Contratto a tempo determinato – Imprese cessionarie di servizi

Contratto a termine – Disciplina speciale per le imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste – Omessa indicazione delle ragioni giustificatrici -  Costituzionalità dell’apposizione del termine – Compatibilità con la direttiva 1999/70/CE -Sussiste

La possibilità di apporre un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato, quando l’assunzione sia effettuata da imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste, è subordinata al rispetto dei soli limiti quantitativi e temporali stabiliti dall’art. 2 comma 1 bis D. Lgs 368/2001, non risultando invece necessaria l’indicazione delle ragioni giustificatrici delle assunzioni a termine ai sensi dell’art. 1 del D. Lgs 368/2001.

Tale possibilità, la cui legittimità costituzionale è stata espressamente ribadita dalla Corte Costituzionale con sentenza 214/2009, non risulta altresì in contrasto con la direttiva Comunitaria 199/70/CE, il cui rispetto non comporta automaticamente l’incompatibilità di una disciplina nazionale che preveda la stipulazione di un contratto a tempo determinato senza l’indicazione di una specifica causale, ma unicamente la preclusione per il legislatore nazionale di adottare una disciplina attraverso la quale il ricorso al contratto a termine possa ritenersi generalizzato ed indiscriminato (La direttiva prevede infatti la necessaria indicazione di ragioni obiettive per l’apposizione del termine nelle sole ipotesi di rinnovo del contratto, mirando così a prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti a tempo determinato).

Tribunale di Firenze, sent. 1361/2011 – Est. Dott.ssa Davia

Contratto a tempo determinato – Imprese concessionarie di servizi

Contratto a tempo determinato – Indicazione dei motivi – Legittimità – Fattispecie.

È legittimo il contratto a tempo determinato nel quale Poste Italiane spa motiva l’assunzione temporanea del lavoratore “ai sensi dell’art. 2 comma 1-bis del D.Lgs 368/2001 così come modificato dalla legge 23 dicembre 2005 n. 266″ (nella specie il Giudicante ha ritenuto legittimo il motivo sopra riportato, indicato nell’unico contratto a termine stipulato da Poste Italiane con il lavoratore, fondando il proprio convincimento sull’attuale normativa interpretata alla luce delle disposizioni Comunitarie e tenendo conto delle sentenze della Corte di Giustizia e dell’orientamento della Corte Costituzionale in materia).

Tribunale di Firenze, Est. Santoni Rugiu, 1.3.2011

Trib.Fi.1.3.2011

Contratto a tempo determinato – Violazione – Risarcimento

Contratto a tempo determinato – Limite percentuale ex art. 2 co. 1 bis D.Lgs. 368/2001 – Computo – Violazione del limite percentuale – Trasformazione del rapporto a tempo determinato – Sussiste – Eccezione di aliunde perceptum – Mancato deposito da parte del lavoratore della documentazione probatoria a seguito dell’ordine del Giudice – Perdita del risarcimento del danno – Sussiste

Il limite percentuale del 15 % stabilito dall’art. 2 comma 1 bis D.Lgs. 368/2001 ai fini del computo dei contratti a termine legittimi presso i concessionari di servizi nei settori delle poste, facendo riferimento al concetto di “organico aziendale riferito al primo gennaio dell’anno cui le assunzioni si riferiscono”, comprende anche il personale assunto a tempo determinato.

In caso di violazione del limite percentuale di contratti a tempo determinato fissato da norme di legge o di contratto, la conseguenza è la nullità della clausola appositiva del termine ed il contratto si converte in contratto a tempo indeterminato.

Ove sia stata eccepita la compensazione  dell’aliunde perceptum dal danno subito dal lavoratore a causa della nullità del contratto a tempo determinato ed il lavoratore, malgrado l’ordine del Giudice, non depositi la documentazione probatoria di quanto percepito “aliunde” nel periodo di messa in mora del datore di lavoro, la conseguenza è la perdita del risarcimento del danno da parte del lavoratore.

Tribunale di Massa, 8-10-2010, Est. Agostini

Tribunale Massa 8-10-2010