Categoria: Contratto a tempo determinato

Pronta disponibilità presso le ASL – Diritti conseguenti – Pronta disponibilità passiva oltre i limiti contrattuali – Diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale) per usura psico-fisica – limiti – Pronta disponibilità attiva – Prestazione lavorativa oltre il sesto giorno – Diritto a al risarcimento del danno (non patrimoniale) per perdita del riposo settimanale – Dimostrazione del concreto pregiudizio patito ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale – Necessità

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Pronta disponibilità presso le ASL. Diritti conseguenti

Pronta disponibilità passiva prestata oltre i limiti stabiliti dal contratto collettivo – Diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale) per l’usura psico-fisica patita in conseguenza dell’impossibilità di organizzare il proprio tempo libero e recuperare le energie psico-fisiche – Limiti

Pronta disponibilità attiva – Prestazione lavorativa oltre il sesto giorno – Diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale) per il mancato godimento del riposo settimanale

Danno non patrimoniale – Dimostrazione del concreto pregiudizio patito mediante prove dirette e presunzioni semplici – Necessità

Nelle ASL, il regime di “pronta disponibilità” (consistente nella necessità di essere immediatamente reperibile e in condizioni di raggiungere nel più breve tempo possibile il luogo di lavoro), ove non vi sia chiamata e la prestazione lavorativa non venga richiesta (cd. disponibilità passiva) non è equiparabile ad effettiva prestazione lavorativa. Conseguentemente dà diritto alle prestazioni previste dal CCNL applicato (trattamento economico e riposo compensativo – solo su richiesta esplicita del lavoratore – senza riduzione del debito orario e pertanto con necessità di recuperare negli altri giorni della settimana le ore non lavorate nel giorno di riposo). Ove la “pronta disponibilità”, peraltro, venga prestata oltre i limiti previsti dalla contrattazione collettiva (10 ore mensili) essa da diritto risarcimento del danno (non patrimoniale) per l’usura psico-fisica conseguente all’impossibilità di organizzare il proprio tempo libero e recuperare in pieno le energie psico-fisiche

Nelle ASL, ove al regime di “pronta disponibilità” consegua effettiva chiamata (cd. disponibilità attiva), la prestazione lavorativa svolta oltre il sesto giorno lavorato ed altresì nei giorni successivi dà diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale)  per compensare la maggiore gravosità della prestazione senza usufruire del risposo settimanale.

In entramni i casi si rientra nelle categorie dell’indennizzo del danno non patrimoniale, per il quale non è sufficiente che sia provata la sola prestazione, ma è necessario che sia dedotto e provato – con qualsiasi mezzo comprese le presunzioni – un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso.

Tribunale di Grosseto, Sentenza 26 luglio 2017 n. 182/2017, Est.: Grosso

Per altri casi decisi in maniera conforme dallo stesso Tribunale di Grosseto, dal Tribunale di Massa e dalla Corte D’Appello di Genova, pubblicati su questa stessa rivista,  digitare “pronta disponibilità” nel campo “Cerca”. La presente sentenza cita altresì i precedenti della Suprema Corte in materia.

Cancellazione di società nel corso di giudizio di lavoro pendente – Responsabilità personale illimitata del liquidatore per colpa

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Qualora il liquidatore provveda alla cancellazione di una società di capitali nel corso del giudizio pendente, lo stesso risponde personalmente ed illimitatamente, per colpa,  del credito dei lavoratori nei confronti della società, risultante all’esito del giudizio

Trib. Roma, Sent. n. 10696/2014 – Est. Pagliarini

 

Si segnala la sentenza poichè originata da un giudizio intentato nei confronti di una società operante in Toscana. Ottenuta la condanna della società da parte della Corte D’Appello di Firenze, i ricorrenti hanno appreso che la stessa società era stata cancellata dal Registro delle Imprese nel corso del giudizio pendente ed era ormai decorso l’anno per chiederne il fallimento. Intentato giudizio nei confronti del liquidatore, chiamato a rispondere per colpa, personalmente ed illimitatamente, del loro credito, ne  hanno ottenuto la condanna da parte del Tribunale di Roma.

Enti lirici sinfonici – decreto del fare – norma che impedisce la conversione a tempo indeterminato del rapporto – rimessione alla corte costituzionale

CdApp-FI-Ord-18-9-24

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 40 comma 1 bis DL 69/2013 convertito con modificazioni nella L 98/2013 per violazione degli artt. 3 e 117 comma I Cost. in relazione agli artt. 6 e 13 CEDU, laddove, quale norma falsamente di ‘interpretazione autentica’, impedisce la ‘stabilizzazione’ a tempo indeterminato del rapporto di lavoro come conseguenza di violazione di norme in materia di contratti di lavoro subordinato a termine, di proroga o di rinnovo degli stessi

Corte D’Appello di Firenze – Ordinanza 18 settembre 2014 – Est. Bronzini

 

Cassazione – ART. 32 comma 1 bis l. 183/2010 – differimento dei termini di impugnazione di cui all’art. 6 l. 604/1966 – interpretazione

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L’art. 32 comma 1 bis L. 183/2010, introdotto dalla L. 10/2011, si interpreta nel senso che lo stesso deve fare riferimento “all’ambito di novità insito nelle disposizioni in parola”, di cui differisce la decorrenza; poichè lo stesso richiama l’art. 6 comma 1 L. 604/1966 che, di per sè, non contiene disposizioni che innovano la precedente disciplina, tali margini di novità vanno necessariamente ricercati, perchè la norma in esame abbia un senso, nel contesto normativo in cui si inserisce la disposizione di cui è stata differita l’efficacia. Questi sono da un lato le nuove ipotesi cui l’onere di impugnazione è stato esteso e prima non contemplate dall’art. 6 L. 604/1966 (licenziamenti cie presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto, nullità del termine apposto al contratto di lavoro secondo la normativa vigente e pregressa e per i rapporti già cessati, recesso nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e contratti a progetto, trasferimento di sede, cessione del contratto ex art. 2112 c.c., ogni altro caso in cui si chiede la costituzione o l’accertamento del rapporto in capo a soggetto diverso dal titolare del contratto) ma anche il “collegamento” tra il primo ed il secondo comma dell’art. 6 L. 604/1966 novellato, per cui l’impugnativa diviene inefficace se non seguita dal deposito del ricorso giudiziale nel termine stabilito dalla legge. Con la disposizione in parola, pertanto, il legislatore ha inteso differire anche il termine a partire dal quale decorre la decadenza di cui al secondo comma dell’art 6 L. 604/1966, che diviene quindi a sua volta non applicabile anteriormente al 31.12.2011.

Cass. Sez. lav. 13 marzo/23 aprile 2014 n. 9203

CONTRATTO A TERMINE CON ENTE PUBBLICO

Contratto a termine con Ente pubblico privo dei requisiti essenziali di motivazione. Nullità. Conseguenze.  Risarcimento del danno. Misura.

Nel caso di ripetute assunzioni con contratti a termine di un’insegnate di scuola materna da parte del Comune è nulla l’apposizione del termine motivata da generica necessità organizzativa dei servizi scolastici.

L’illegittimità del termine così apposto non comporta la conversione del contratto in rapporto a tempo indeterminato.

Trattandosi di impiego pubblico, in conformità delle decisioni della Suprema Corte e della Corte di Giustizia compete al lavoratore il risarcimento del danno che non potrà superare l’indennizzo sanzionatorio previsto dall’art. 18 L. 300/70, pari a 20 mensilità dell’ultima restribuzione.

Tribunale di Arezzo – Est. De Renzis – Sentenza 21  del 19.1.2012