Categoria: Lavoro a progetto

Cassazione – ART. 32 comma 1 bis l. 183/2010 – differimento dei termini di impugnazione di cui all’art. 6 l. 604/1966 – interpretazione

9203_04_14

L’art. 32 comma 1 bis L. 183/2010, introdotto dalla L. 10/2011, si interpreta nel senso che lo stesso deve fare riferimento “all’ambito di novità insito nelle disposizioni in parola”, di cui differisce la decorrenza; poichè lo stesso richiama l’art. 6 comma 1 L. 604/1966 che, di per sè, non contiene disposizioni che innovano la precedente disciplina, tali margini di novità vanno necessariamente ricercati, perchè la norma in esame abbia un senso, nel contesto normativo in cui si inserisce la disposizione di cui è stata differita l’efficacia. Questi sono da un lato le nuove ipotesi cui l’onere di impugnazione è stato esteso e prima non contemplate dall’art. 6 L. 604/1966 (licenziamenti cie presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto, nullità del termine apposto al contratto di lavoro secondo la normativa vigente e pregressa e per i rapporti già cessati, recesso nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e contratti a progetto, trasferimento di sede, cessione del contratto ex art. 2112 c.c., ogni altro caso in cui si chiede la costituzione o l’accertamento del rapporto in capo a soggetto diverso dal titolare del contratto) ma anche il “collegamento” tra il primo ed il secondo comma dell’art. 6 L. 604/1966 novellato, per cui l’impugnativa diviene inefficace se non seguita dal deposito del ricorso giudiziale nel termine stabilito dalla legge. Con la disposizione in parola, pertanto, il legislatore ha inteso differire anche il termine a partire dal quale decorre la decadenza di cui al secondo comma dell’art 6 L. 604/1966, che diviene quindi a sua volta non applicabile anteriormente al 31.12.2011.

Cass. Sez. lav. 13 marzo/23 aprile 2014 n. 9203

STABILIZZAZIONE DEI LAVORATORI PUBBLICI PRECARI – DOMANDA PROPONIBILE IN GIUDIZIO – PRESUPPOSTI

Corte D’Appello di Firenze, Sent. 10.1.2013 – Est. Pieri

Il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro presso un’Amministrazione Comunale non discende automaticamente dall’accertamento della natura subordinata del rapporto intercorso con lo stesso Comune. Ove il lavoratore sia stato escluso dalle procedure di stabilizzazione, può chiedere solo il risarcimento del danno da perdita di chance conseguente alla sua illegittima esclusione dalla procedura di stabilizzazione, a condizione che ne abbia dedotto gli indispensabili elementi di giudizio (posti disponibil per la categoria di inquadramento, numero di domande di stabilizzazione presentate, pregresse anzianità lavorative dei vari richiedenti, eventuali altri elementi di priorità) in modo da consentire al giudice di apprezzare le possibilità concrete di essere inserito nel numero dei precari da stabilizzare.

Corte Appello FI-10-1-2013

Clausole limitative delle assunzioni nelle imprese pubbliche – Affidatari di appalti “in house”

trib-ms-2-2013

trib-ms-3-2013

Imprese a totale partecipazione pubblica – Imprese affidatarie di appalti “in house” senza svolgimento di gara – Limitazione alla disciplina delle assunzioni – Art. 18 comma II bis L. 133/2008 – Contratto a tempo determinato nullo – Contratto a progetto nullo – Conversione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato – Inammissibilità connessa ai limiti imposti dalla displina pubblicistica delle assunzioni – Non sussiste

Contratto a progetto senza idonea specificazione del “progetto” – Nullità – Sussiste – Sanzione – Conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – Presunzione assoluta di subordinazione [fattispecie anteriore alla Legge "Fornero"] – Sussiste - Competenze relative al periodo intercorrente tra la cessazione del rapporto e la pronuzia di conversione – Applicazione dell’art. 32 L. 183/2010 (risarcimento da 2,5 a 12 mensilità – Non sussiste

L’art. 18 comma II bis L. 133/2008 - che impone limitazioni alle assunzioni di personale dipendente di società pubbliche affidatarie di appalti “in house” senza svolgimento di gara, parificando il regime delle assunzioni a quello vigente presso l’Amministrazione controllante - è norma speciale di stretta interpretazione e pertanto inidonea ad impedire la conversione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato dei contratti a tempo determinato o a progetto affetti da nullità.

La indicazione del tutto generica del “progetto” costituisce motivo di nullità del contratto a progetto e comporta la conversione di quest’ultimo in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato per presunzione assoluta della subordinazione e senza possibilità di dare prova della natura autonoma della prestazione. In caso di conversione del contratto a progetto non trova applicazione l’art. 32 L. 183/2010 sul regime del risarcimento spettante tra la cessazione del rapporto e la pronuncia di conversione (da 2,5 a 12 mensilità) trattandosi di disciplina riservata al caso di nullità del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato

Tribunale di Massa – Sentenze nn. 2 e 3 /2013 – Est. Agostini

Le sentenze differiscono in quanto una è relativa a casi di nullità del contratto a progetto e l’altra a casi di nullità del contratto a termine

 

Contratto a progetto – Mancanza specifico progetto

Contratto di lavoro a progetto – Mancanza specifico progetto – Invalidità – Conversione in rapporto di lavoro subordinato - Sussistenza

L’art. 69 comma 1 del D. Lgs 276/2003 deve essere interpretato nel senso che in caso di omessa indicazione nel contratto di uno specifico progetto o programma di lavoro il rapporto deve qualificarsi come rapporto di lavoro subordinato  a tempo indeterminato.

Tribunale di Prato – Sentenza  del 27.10.2011 . Est. Barracca (conforme Corte d’Appello di Firenze 1466/2006)

Contratto a progetto – Validità – Limiti – Sanzioni

Trib-Massa-12-10-2011

Contratto a progetto – Definizione di progetto e/o programma – Necessità del conseguimento di un risultato per la sussistenza del “progetto” e delle modalità esecutive temporalmente predeterminate per la sussistenza del “programma” – Sussiste – Mera descrizione nel progetto di una delle attività aziendali – Illegittimità – Conversione del rapporto in rapporto di lavoro subordinato – Sussiste – Possibilità di dar prova della mancanza di subordinazione – Non sussiste

Nel contratto a progetto l’obbligo di specificazione comporta che sia necessaria l’individuazione del conseguimento di un risultato perseguito con l’attività del collaboratore per il “progetto”, ovvero che siano previste modalità esecutive temporalmente predeterminate per il “programma”. Ove il progetto si limiti a descrivere una delle attività aziendali il contratto è illegittimo e si converte in contratto di lavoro subordinato.

In tal caso, stante il tenore dell’art. 69 1° comma D.Lgs 276/2003, non è ammessa prova della mancanza di subordinazione, in primo luogo poichè altrimenti non vi sarebbe distinzione tra il 1° e il 2° comma dell’art. 69 citato (quando invece il primo sancisce la mancata specificazione del progetto o programma, mentre il secondo sancisce le conseguenze di una ipotesi di simulazione) ed altresì perchè è la stessa legge che esclude che possano esservi contratti di natura autonoma comunque validi in mancanza di riconduzione a specifico progetto o programma

Trib. Massa, Sent. 12-10-2011 – Est. Agostini