Toscana Lavoro Giurisprudenza

Periodico Registrato al Tribunale di Firenze

Iscritto al n. 3543 del Registro Periodici del Tribunale di Firenze

Autorizzazione n. 8543 del 6.2.1987

Direttore Responsabile: Avv. Andrea Stramaccia

 

 

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Pronta disponibilità presso le ASL – Diritti conseguenti – Pronta disponibilità passiva oltre i limiti contrattuali – Diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale) per usura psico-fisica – limiti – Pronta disponibilità attiva – Prestazione lavorativa oltre il sesto giorno – Diritto a al risarcimento del danno (non patrimoniale) per perdita del riposo settimanale – Dimostrazione del concreto pregiudizio patito ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale – Necessità

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Pronta disponibilità presso le ASL. Diritti conseguenti

Pronta disponibilità passiva prestata oltre i limiti stabiliti dal contratto collettivo – Diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale) per l’usura psico-fisica patita in conseguenza dell’impossibilità di organizzare il proprio tempo libero e recuperare le energie psico-fisiche – Limiti

Pronta disponibilità attiva – Prestazione lavorativa oltre il sesto giorno – Diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale) per il mancato godimento del riposo settimanale

Danno non patrimoniale – Dimostrazione del concreto pregiudizio patito mediante prove dirette e presunzioni semplici – Necessità

Nelle ASL, il regime di “pronta disponibilità” (consistente nella necessità di essere immediatamente reperibile e in condizioni di raggiungere nel più breve tempo possibile il luogo di lavoro), ove non vi sia chiamata e la prestazione lavorativa non venga richiesta (cd. disponibilità passiva) non è equiparabile ad effettiva prestazione lavorativa. Conseguentemente dà diritto alle prestazioni previste dal CCNL applicato (trattamento economico e riposo compensativo – solo su richiesta esplicita del lavoratore – senza riduzione del debito orario e pertanto con necessità di recuperare negli altri giorni della settimana le ore non lavorate nel giorno di riposo). Ove la “pronta disponibilità”, peraltro, venga prestata oltre i limiti previsti dalla contrattazione collettiva (10 ore mensili) essa da diritto risarcimento del danno (non patrimoniale) per l’usura psico-fisica conseguente all’impossibilità di organizzare il proprio tempo libero e recuperare in pieno le energie psico-fisiche

Nelle ASL, ove al regime di “pronta disponibilità” consegua effettiva chiamata (cd. disponibilità attiva), la prestazione lavorativa svolta oltre il sesto giorno lavorato ed altresì nei giorni successivi dà diritto al risarcimento del danno (non patrimoniale)  per compensare la maggiore gravosità della prestazione senza usufruire del risposo settimanale.

In entramni i casi si rientra nelle categorie dell’indennizzo del danno non patrimoniale, per il quale non è sufficiente che sia provata la sola prestazione, ma è necessario che sia dedotto e provato – con qualsiasi mezzo comprese le presunzioni – un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso.

Tribunale di Grosseto, Sentenza 26 luglio 2017 n. 182/2017, Est.: Grosso

Per altri casi decisi in maniera conforme dallo stesso Tribunale di Grosseto, dal Tribunale di Massa e dalla Corte D’Appello di Genova, pubblicati su questa stessa rivista,  digitare “pronta disponibilità” nel campo “Cerca”. La presente sentenza cita altresì i precedenti della Suprema Corte in materia.

Centro unico di imputazione dei rapporti di lavoro in senso sostanziale – Requisiti – Comunicazione di licenziamento in forma scritta – Messaggio SMS – Validità

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Centro unico di imputazione dei rapporti di lavoro in senso sostanziale – Requisiti per il relativo accertamento.

L’obbligo di comunicazione per iscritto del licenziamento deve intendersi soddisfatto anche mediante comunicazione inviata in via informatica mediante SMS. Qualora tuttavia quest’ultima  sia priva della motivazione del recesso si applica l’art. 18 comma 4 L. 300/1970.

Tribunale di Lucca, Ordinanza 20 luglio 2017, Est. Messina

Nota: nell’ordinanza, il Giudice, oltre a richiamare i requisiti stabiliti dalla Suprema Corte ai fini dell’accertamento della sussistenza di un unico centro di imputazione dei rapporti di lavoro, a fronte di una pluralità di soggetti giuridici, pone l’accento anche sulla necessità di un intento “fraudolento” sotteso al “frazionamento”. Peraltro la più recente giurisprudenza prescinde da tale intento fraudolento, ritenendo sussistente il centro unico di imputazione dei rapporti di lavoro anche per il solo ricorrere dei requisiti, così come individuati dalla Suprema Corte. Per ulteriori casi pubblicati in questa stessa rivista digitare ‘centro unico di imputazione’ nel campo ‘CERCA’.

 

 

Socio di cooperativa – Impugnazione distinta dell’esclusione dalla società e del conseguente licenziamento – competenza funzionale, comunque, del giudice del lavoro – esclusione dalla società per motivi disciplinari insussistenti – cooperativa con requisiti dimensionali sufficienti all’applicazione della ‘tutela reale’ – natura disciplinare anche del connesso licenziamento ed applicazione dell’art. 18 l. 300/1970 con obbligo di reintegrazione per insussistenza del fatto

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Qualora il rapporto di lavoro del socio lavoratore di cooperativa venga risolto per motivi riguardanti la violazione degli obblighi statutari, l’impugnativa della delibera e del concorrente atto di licenziamento configura un’ipotesi di connessione di cause, aventi ad oggetto il rapporto mutualistico e quello lavorativo, anche allorchè i provvedimenti siano stati impugnati con differenti ricorsi che sono tuttavia tra loro posti in rapporto di pregiudizialità (dipendendo la legittimità del licenziamento dalla legittimità o meno dell’esclusione) sicché, in tale caso, in forza dell’art. 40, terzo comma, cod. proc. civ., è comunque competente il giudice del lavoro davanti al quale le cause devono essere rimesse e riunite.

La declaratoria di incompetenza del Tribunale ordinario in favore del Tribunale delle Imprese (non istituito presso il Tribunale remittente) non impedisce al Tribunale delle Imprese di rimettere la causa al Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro, anche presso la stessa sede del Tribunale già in precedenza remittente, trattandosi, nella fattispecie, di remissione a TERZO giudice rispetto a quello ordinario già remittente

Tribunale di Firenze, Sezione Specializzata delle Imprese, Ordinanza 29.6.2016 Est.: Primavera

Ove siano impugnati tanto la delibera di esclusione dalla società cooperativa quanto il conseguente licenziamento, la declaratoria di illegittimità dell’esclusione e la conseguente declaratoria di illegittimità del licenziamento comportano l’applicazione dell’art. 18 L. 300/1970 – ove la società abbia i requisiti per l’applicazione della tutela reale – pur trattandosi di società cooperativa.

Ove la illegittima esclusione del socio lavoratore attenga l’insussistenza di motivi di natura disciplinare deve essere applicato l’art. 18 quarto comma L. 300/1970 laddove stabilisce la sanzione qualora non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro per insussistenza del fatto contestato, e quindi va disposta la reintegra del lavoratore e il risarcimento del danno in misura non superiore a 12 mensilità.

Tribunale di Prato, Sentenza n. 138/2017, Est.: Consani

Societa’ cooperativa – Impugnazione dell’esclusione del socio e del contestuale licenziamento – Competenza del giudice del lavoro – insubordinazione e offese verso superiori – Fattispecie

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Qualora siano impugnati nel medesimo giudizio l’esclusione dalla cooperativa ed il conseguente licenziamento la competenza appartiene al Tribunale in funzione di Giudice del lavoro.

Espressioni come ‘il grullo sei te’ ‘tu sei un miracolato’ ‘che cXXXo ridi’, rivolte al Responsabile del Personale, pur avendo un innegabile ed evidente carattere offensivo, non hanno un contenuto tale da costituire ‘gravi offese alla dignità o all’onore’ del superiore, trattandosi di epiteti generici, non particolarmente volgari o allusivi, e non sono causa di grave turbamento ed effettivo pregiudizio

Tribunale di Firenze – Sentenza 3.5.2017 n. 419, Est. Davia

Licenziamento per riduzione del personale. Condizioni di legittimità. Appropriazione di documenti aziendali per fini di difesa. Condizioni di legittimità

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Licenziamento per riduzione del personale. E’ insufficiente, per motivare il licenziamento, la riduzione dei profitti. E’ invece necessaria la prova di una riduzione del lavoro e del fatturato di tale gravità da rendere inevitabile il recesso.

Appropriazione di documenti aziendali idonei a sostenere la difesa in giudizio da parte del lavoratore. L’appropriazione è giustificata dal fine di difesa purchè non sussista comportamento configurabile come delitto o comportamento in contrasto con i doveri di fedeltà, correttezza e buona fede contrattale. La prova del carattere delittuoso o infedele dell’appropriazione: incombe sul datore di lavoro. La produzione della documentazione nel processo non è di per sè comportamento infedele o contrario a correttezza e buona fede poichè la corretta applicazione delle norme processuali è idonea a impedire una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale

Tribunale di Firenze, Sentenza 21 febbraio 2017 n. 117.  Est. : Torcini